Quando il suono del Brand parla prima delle parole: L’Effetto Bouba-Kiki
Hai mai pensato che il nome di un brand possa comunicare qualcosa ancora prima di essere compreso razionalmente? Che il semplice suono di una parola sia in grado di evocare forme, sensazioni ed emozioni nella mente di chi la ascolta? È proprio da questa intuizione che nasce l’effetto Bouba-Kiki, un fenomeno sorprendente che rivela quanto il suono influenzi profondamente la percezione del tuo brand.
L’Effetto Bouba-Kiki: Quando il Suono del Tuo Brand Rivela tutto
Immagina questo: due forme geometriche semplici. Una morbida, arrotondata, accogliente. L’altra spigolosa, precisa, fatta di linee rette. Adesso due parole senza significato: “Bouba” e “Kiki“. Quale parola assoceresti a una e all’altra forma?

Se hai risposto che assoceresti Bouba alla forma morbida e Kiki a quella spigolosa, sei in ottima compagnia! Le ricerche dimostrano infatti che il 95% delle persone sulla Terra fa esattamente la stessa scelta, indipendentemente dalla lingua che parla, dalla cultura di provenienza, dall’educazione ricevuta. È un fenomeno affascinante e universale, scoperto negli anni ’20 dallo psicologo Wolfgang Köhler, che ha un nome preciso: l’effetto Bouba-Kiki.
Potrebbe sembrare un gioco di psicologia cognitiva, invece, per chi sa leggere il branding in profondità, è una delle chiavi per capire come il brand name parla al cervello dei clienti prima ancora che loro lo leggano.
Il Significato Invisibile del Suono: come il nostro cervello associa forme ai suoni
Ecco la scoperta rivoluzionaria dietro il sound symbolism (il simbolismo del suono): il nostro cervello non distingue nettamente tra quello che vede e quello che sente. Quando leggi la parola “Bouba”, il tuo cervello non processa solo una sequenza di lettere: processa il suono, attiva associazioni visive ed emozioni. I ricercatori lo hanno documentato a livello neurologico. Le aree cerebrali che elaborano i suoni e le forme visive si attivano in sincrono. Non è una metafora, non è intuizione: è neurobiologia pura.
Il suono nel brand naming
Nel brand naming, il suono non è un dettaglio estetico: è una leva strategica. Prima ancora di capire cosa fa un’azienda, il nostro cervello “sente” il suo nome e ne ricava una sensazione immediata. Questo significa qualcosa di radicale: il brand name comunica una forma, un’energia, persino una personalità, anche solo attraverso la sua sonorità. Prima ancora di capire cosa fa un’azienda, il nostro cervello “sente” il suo nome e ne ricava una sensazione immediata.
Pensa a Uber. Pronuncialo lentamente. Il suono è morbido, rotondo: “Uuuuber”. Non a caso il servizio vorrebbe evocare flessibilità, fluidità del servizio, facilità di accesso e accoglienza.
Altri suoni sono generalmente usati per veicolare messaggi, come “scatto”, velocità, prontezza, rapidità, dinamismo: pensiamo a “Nike”, è un suono preciso, energico, come il posizionamento del brand.
Nulla di tutto questo è casuale. Quando il naming è progettato con consapevolezza, la sonorità diventa coerente con il posizionamento e anticipa l’esperienza del brand, soprattutto in contesti internazionali dove il significato semantico passa in secondo piano rispetto alla percezione istintiva. La vera domanda, allora, non è se il suono del tuo brand o progetto comunica qualcosa, ma cosa sta comunicando oggi.
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