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Gli archetipi di brand: entrare in connessione con il proprio target attraverso le emozioni

Il 95% delle decisioni d’acquisto avviene al di sotto della soglia di consapevolezza. A sostenerlo è Gerald Zaltman, professore ad Harvard, che già nel 2003 dimostrava quanto emozioni, simboli e percezioni inconsce influenzino il nostro modo di scegliere.

Ed è qui che entrano in gioco gli archetipi.

Il termine archetipo deriva dal greco archè (“principio”) e typos (“forma”), e può essere tradotto come “immagine primordiale”. Secondo Carl Gustav Jung, gli archetipi sono modelli universali che abitano l’inconscio collettivo: figure ricorrenti che ritroviamo nei miti, nel cinema, nella letteratura e nelle storie di ogni cultura.

I marchi, le aziende e i professionisti più memorabili riescono a parlare anche alla parte più istintiva delle persone: quella che si riconosce in valori, emozioni e visioni del mondo.

Applicati al branding, quindi, gli archetipi aiutano a costruire identità riconoscibili, coerenti e immediate. Non servono semplicemente a “decorare” la comunicazione, ma a darle una direzione precisa, capace di creare connessioni autentiche con il pubblico.

I 12 archetipi di brand

Gli archetipi si suddividono in quattro grandi territori emotivi: appartenenza, stabilità, indipendenza cambiamento. Ogni brand, in modo più o meno consapevole, ne incarna uno.

Ecco alcuni esempi famosi.

Innocente — Dove

Comunica semplicità, autenticità e rassicurazione. Visual luminosi, tono empatico e messaggi positivi.

Creatore — LEGO

Stimola immaginazione e creatività. Il consumatore non è solo cliente, ma parte attiva dell’esperienza.

Ribelle — Harley-Davidson

Sfida le convenzioni e rappresenta libertà, anticonformismo e rottura delle regole.

Saggio — Google

Costruisce fiducia attraverso conoscenza, informazioni e capacità di aiutare le persone a comprendere il mondo.

Sovrano — Rolex

Prestigio, controllo, autorevolezza. Comunica leadership ed esclusività.

Uomo Comune — IKEA

Vicino alle persone, accessibile, concreto. Parla il linguaggio della quotidianità.

Giullare — Old Spice

Ironia, leggerezza e comunicazione irriverente per creare intrattenimento e memorabilità.

Esploratore — Patagonia

Libertà, avventura, natura e ricerca di autenticità fuori dagli schemi.

Mago — Disney

Trasformazione, meraviglia e capacità di rendere possibile ciò che sembra impossibile.

Amante — Chanel

Bellezza, desiderio, sensualità ed esperienza emotiva.

Angelo Custode — Johnson & Johnson

Protezione, empatia e fiducia al centro della relazione con il pubblico.

Eroe — Nike

Superamento dei limiti, disciplina, sfida personale e conquista degli obiettivi.

Perché funzionano?

Gli archetipi funzionano perché creano identificazione.

Quando un brand riesce a intercettare il bisogno emotivo dominante del proprio pubblico — sicurezza, libertà, appartenenza, cambiamento — la comunicazione smette di essere soltanto promozione e diventa relazione.

Uno studio pubblicato sull’Harvard Business Review (“The New Science of Customer Emotions”) ha evidenziato che i consumatori emotivamente coinvolti sono molto più propensi ad acquistare, rimanere fedeli e raccomandare un brand rispetto a chi sviluppa un rapporto puramente razionale con l’azienda.

Per questo motivo, definire correttamente il proprio archetipo non è un esercizio estetico o creativo fine a sé stesso: significa costruire una personalità capace di dialogare in modo autentico con il proprio target.

Da dove si parte?

Prima ancora del logo o del tone of voice, è fondamentale comprendere profondamente il mercato in cui il brand opera e le emozioni del pubblico a cui si rivolge.

Il target cerca protezione o libertà? Stabilità o rivoluzione? Vuole sentirsi parte di qualcosa o distinguersi dagli altri?

Le risposte a queste domande aiutano a individuare l’archetipo principale del brand — e, se necessario, un archetipo secondario in grado di sfumarne o rafforzarne il carattere.

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